|
04/04/2005
GF93
Piccola ma necessaria
premessa.
Devo sinceramente
ringraziare il mio interlocutore Carlo Bellotti e gli altri ragazzi dei
Gf93 per l’estrema disponibilità dimostrata. Capita raramente d’incontrare
persone così gentili ma soprattutto pervase da reale umiltà e passione per
il lavoro svolto. I risultati raggiunti, le collaborazioni eccellenti, gli
attestati di stima, provenienti da persone certo più importanti e titolate
di me in campo musicale, avrebbero gonfiato a dismisura l’ego di chiunque.
I GF93 mantengono i piedi ben piantati a terra, profondamente cosci che la
via è corretta ma costellata di ostacoli. Certi dei propri mezzi ma con la
stessa umiltà e tenacia degli esordi.
Molte bands avrebbero di che
imparare da questi ragazzi. Se non per le indubbie qualità artistiche
certamente per l’attitudine dimostrata.
Scambio due parole con Carlo
dopo il sound check, in un bar poco lontano dal Fabrik, il locale che di
li a poco ospiterà la performance dei GF93 .
Le cose, si sa, non sempre
vanno come vorremmo. Così prima uno stupido alcolizzato, uno dei tanti di
passaggio, interrompe a metà la piacevole conversazione–intervista,
regalando insulti ed epiteti senza motivo alcuno, poi una macchina
fotografica decide di rompersi nel bel mezzo del concerto. Sono cose che
capitano, ma sempre quando non dovrebbero.
Queste le parole raccolte e
la promessa ai Gf93 di fare meglio la prossima volta e magari concludere
l’intervista.
Nicola “Jeriko-San” Mura
I GF93 sono:
- Carlo Bellotti: vocals -- Mario De Giorgi:
guitars - - Fabio Baini: bass -- Alvaro Buzzegoli: drums –
Innanzitutto grazie Carlo e
complimenti per OSR, il nuovo lavoro in studio.
Anzi direi che possiamo
proprio iniziare parlando del CD.
O.wn
S.tyle R.esearch. Per quanto mi riguarda un disco importante che segna
certamente un traguardo. Un lavoro compatto, omogeneo, ancor più dei
precedenti segnato da melodie realmente vincenti. Forse però è anche un cd
più semplice e catalogabile rispetto alla trasversalità sonora degli
esordi. Che la ricerca di uno stile proprio abbia si aggiunto ma anche
portato via qualche cosa?
Bè si, è in
effetti una cosa che ci è già stata fatta notare. Più semplici dici? Ci
siamo evoluti credo, certamente cambiati. L’evoluzione prevede anche che
si perdano delle cose e che se ne guadagnino delle altre. Le possibilità
evolutive sono date appunto dall’esperienza accumulata nel corso di
questi anni. Per noi l’unico vero problema era ripetersi. Il nostro stile
è il nostro stile. I pezzi comunque li scrivo tutti io, li ho sempre
scritti, anche se poi, alla fine, per questioni burocratiche, su disco non
risulta. Qualunque evoluzione ci sia stata, qualunque cosa sia cambiata è
cambiata in base ad una mia evoluzione personale, ad un mio cambiamento.
Se i Gf93 sono cambiati è perché io sono cambiato. Il discorso di cui
parli è secondo me anche un discorso molto melodico. Noi prima
utilizzavamo determinate sonorità, certe strutture…od ad esempio anche il
fatto che questa volta si sia scelto d’utilizzare una sola chitarra e le
precedenti canzoni fossero invece costruite proprio sui vari incroci tra
le due chitarre. Anche se la scelta è stata, tra virgolette, in parte
forzata. L’incompatibilità con alcune persone ci ha portato
inevitabilmente su percorsi decisamente differenti.
Certamente alcune cose son
state perse per strada. Non abbiamo però, particolare importante, più
problemi a livello di rapporti umani, c’è anche molta più intesa tra di
noi adesso; abbiamo ripreso a suonare regolarmente, cosa che prima non
facevamo. Per forza di cose siamo stati costretti a metter sulla bilancia
le varie possibilità ed a fare delle scelte. La perdita di determinate
soluzioni è quindi il risultato di un cambiamento strutturale e profondo
della band, sia a livello compositivo che mentale. L’obbiettivo è comunque
arrivare ad esser qualcosa di diverso, ad esser sempre noi stessi.
Ho
letto che la collaborazione con Kurt Ballou dei Converge è nata grazie ad
una mail che gli avete inviato con dei links ad alcuni vostri pezzi. Ci
racconti com’è andata esattamente?
Noi siamo dei grandi
fans dei Converge, e lo siamo da tantissimo tempo. Quando finalmente
siamo riusciti a mettere insieme le pre-produzioni per questo disco io ho
mandato un link a Kurt Ballou, come dire, allo sbaraglio, senza sapere
cosa sarebbe successo. Lui mi ha risposto praticamente subito, perché i
pezzi gli erano piaciuti tantissimo. Questo è stato il primo approccio.
Successivamente mi ha chiesto una spiegazione molto, come dire, abbozzata
di quello che volevamo fare, gli è piaciuta l’idea ed abbiamo deciso
d’incontrarci. Ci siamo visti a Milano, abbiamo discusso e delineato un
modo di procedere. Una volta trovato l’accordo è stato possibile iniziare
a lavorare seriamente sul disco. Molto semplicemente…
Ritrovando
un nome così “pesante” alla produzione, molti recensori hanno deciso a
priori che l’influenza di Ballou sia stata più che determinante e che i
Converge altro non siano che il fantasma dietro ad ogni vostra nota. In
realtà basterebbe leggere bene il book per notare la presenza di ben tre
produttori differenti. A questo punto quanto e cosa realmente Kurt Ballou
ha regalato a questo disco?
Quello che dici è
corretto e spiega anche in parte il senso di questa collaborazione.
Inizialmente, ovviamente, eravamo partiti per far tutto il disco con lui.
Avevamo però già preso accordi con altre persone: Martin Barbour a Londra
e Alessandro Paolucci, nostro producer da tanto tempo. Come politica di
band non abbandoniamo mai chi si è sacrificato per noi, chi ha versato del
sangue per aiutarci. Per seguire qualcosa di più grosso non abbandoneremo
mai queste persone. Abbiamo quindi deciso di fare un po’meno con Kurt
mantenendo comunque gli impegni presi con altre persone.
Kurt ha dato tantissimo a
livello di attitudine, di approccio mentale al lavoro. Ci ha davvero
cambiato la vita. Vedere una persona che è considerata un’icona
dell’hardcore, anche se i Converge non se lo vogliono sentir dire, ma è
innegabile perché hanno influenzato centinaia di gruppi, sono stati dei
pionieri senza dubbio…dicevo, quando questa persona che tu stesso
consideri un icona ti dice lavoriamo insieme perché mi piaci, bè questo
cambia in qualche modo anche la prospettiva, l’angolo da cui valuti e vedi
le cose. In termini d’impatto emotivo è stata una spinta motivazionale non
indifferente che ha certamente portato una crescita anche come musicisti.
Non siamo interessati al discorso commerciale od a quello che porta a
livello di hype in realtà questa cosa. Certo siamo fieri, non si
può mettere in dubbio, sul cd il suo nome è stampato in bella vista. Anche
se è stata una scelta dell’etichetta , ripeto, siamo molto fieri. Dopo
questa cosa comunque siamo stati contattati da altri produttori di grosso
calibro che ci fanno, come dire, la corte. Questa collaborazione
certamente, innegabilmente, ha aperto nuove strade.
Siete
tra i pochi gruppi che formano la “testa di ponte” italiana alla conquista
del mercato estero. Molti reputano i gf93 un passo indietro rispetto a
bands come i Lacuna Coil, Linea77 o i Rhapsody . Io credo in realtà che
abbiate semplicemente scelto di comportarvi in maniera differente, così
come differenti probabilmente erano e sono le vostre priorità.
I Lacuna Coil sono
dei cari amici, in particolar modo Cristina ed Andrea. Certo le nostre
scelte hanno fatto si che perseguissimo strade differenti. Forse siamo
rimasti un po’indietro... Bisogna anche dire però che siamo sempre stati
effettivamente molto più estremi, anche a livello di approccio al
progetto. Abbiamo spesso collaborato con persone che hanno si una
credibilità artistica riconosciuta ma senza magari una grossa risonanza a
livello commerciale. Prendi le collaborazioni con i Misery Loves Co o
Converge ad esempio…è il nostro modo di essere, di lavorare.
Due
versioni di Eight Years, il pezzo in cui appare Patrick Wiren dei Misery
Loves Co., anzi tre. La prima inclusa nel precedente lavoro in studio, la
riedizione in questo ed il remix a cura di Syncprodz. Come mai avete
deciso di riproporla?
L’errore che fanno
molti è quello di credere che abbiamo reincluso nel disco la stessa
versione di Convulse . Sul cd è indicata come versione originale
ma, a conti fatti, non è propriamente corretto perché è stata remixata da
altre persone e rimasterizzata. E’ poi c’è il remix…che ovviamente è una
versione spappolata del pezzo dai Synchprod.
I Synchprod sono dei ragazzi che hanno curato sia il sito che il booklet
del CD. E’ una crew di persone con cui lavoriamo. Avevano buttato giù
questo remix… come ti ho già detto diverse volte, lavoriamo con amici e
non ci frega niente di fare i fighi…avevano fatto questa cosa, ce l’hanno
proposta, c’è piaciuta e l’abbiamo inclusa nel disco, siamo molto
contenti. Quando possiamo gli facciamo pubblicità. Per quanto riguarda il
pezzo originale, la Copro non è riuscita a sfruttarlo, non ne hanno fatto
l’uso che ne avrebbero dovuto fare. Non hanno sfruttato il video. Non
hanno sfruttato le potenzialità della canzone, ancor più non hanno
sfruttato le potenzialità della collaborazione con Patrick. Il pezzo
doveva peraltro esser incluso in una compilation ma è stato tolto per dare
spazio ad altre band. È stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso, a
questa punto ho deciso che la canzone meritava vendetta. Abbiamo così
deciso di inserirla nuovamente nel disco. Sapevamo che probabilmente
poteva crearci anche dei problemi...la Copro un giorno potrebbe decidere
di farci causa, potrebbero in qualche modo farlo, anche se penso che la
perderebbero, ci siamo comportati più che correttamente. Comunque sono
molte le persone che ci ringraziano per averla inclusa.
Peraltro
quella di Patrick Wiren non è l’unica collaborazione del disco. Natascia
Pribac, ad esempio, è la cantante degli Ilid, gruppo di cui, se non
sbaglio, tu stesso stai producendo il debutto. Ci puoi/vuoi anticipare
qualche cosa?
Grandioso, mi fa
molto piacere che tu lo sappia. La cantante è la mia compagna, l’ho in
casa tutti i giorni , conosco molto bene quindi le sue potenzialità come
cantante ed ho deciso di produrre questo disco, d’investire su di lei.
Non perché sia la mia ragazza ma perché credo in lei/loro ciecamente. Il
disco sta venendo fuori veramente una bomba. E’un lavoro per certi versi
molto simile al discorso portato avanti dai ragazzi dei Lacuna Coil.
Intendiamoci, non ha molto a che fare con il gothic, è un disco più vicino
all’alternative, ma è anche un lavoro molto melodico. Un disco di
“canzoni” in senso lato che si discosta abbastanza da tutto quello che io
ho fatto finora. L’unica somiglianza, se vogliamo, sarà possibile
rintracciarla forse sulle chitarre; stiamo adottando soluzioni che in
realtà potrebbero ricordare il lavoro svolto con i GF93. I pezzi hanno
un’attitudine molto dark se vogliamo, proprio in virtù della tristezza che
le pervade. Sono canzoni molto evocative, molto sentite. Non so se conosci
un gruppo che si chiama yeah yeah yeahs?…Ecco gli Ilid sono
accostabili a sonorità di quel tipo. Bands certamente con un grosso
potenziale artistico e melodico ma con un suono di base comunque duro.
Sono molto fiero che mi abbiano offerto questo lavoro anche perché i
ragazzi sono tutti dei nostri fan. Natascia l’ho conosciuta proprio perché
seguiva da tempo la mia avventura con i GF93. C’è un’accettazione
reciproca come persone, una conformità di gusto che certamente rende il
lavoro molto più semplice e piacevole.
Il
disco, come dicevamo prima, è stato prodotto da Alessandro Paolucci,
Martin Barbour ed ovviamente Kurt Ballou. Mixato in tre luoghi differenti:
ai Godcity studios a Salem, ai Doghouse studios di Londra ed ai West-link
studios di Pisa. Tanta varietà non ha creato problemi?
Avere tre produttori
non è mai stato un problema, loro sono stati bravissimi a valorizzare
quello che noi potevamo dare di buono ed a limare le cose sbagliate. Tutti
e tre hanno lavorato con l’esperienza palese di chi ha alle spalle
tantissimi dischi. Ognuno con il proprio modo d’essere e la propria
sensibilità. Inizialmente sono andati a fondo, ci hanno conosciuto,
capito. Solo a quel punto hanno portato avanti il lavoro così come doveva
esser fatto. Noi imponiamo in qualche modo delle regole, che non sono
certamente scritte ne dichiarate verbalmente ma che fanno parte del nostro
modo di essere, del nostro modo di scrivere musica. Delle linee guida che
un produttore con esperienza individua prontamente e su quelle lavora per
valorizzare il tutto. Tutti e tre hanno svolto il proprio lavoro seguendo
quello che è il modo di essere e di lavorare dei GF93. Non poteva essere
altrimenti. In realtà ci sarebbe poi da citare un quarto elemento: la West
West Side Music. Un mega studio di mastering americano che ha veramente
fatto di tutto, hanno messo mano su moltissimi lavori importanti. Hanno
preso questo master, l’hanno analizzato, assimilato e portato ai livelli
che puoi ascoltare su cd. Certo, il nostro budget è comunque limitato
rispetto ad altri, ma è stato sicuramente fatto il massimo possibile con
quanto avevamo a disposizione…
Riprendendo un altro discorso accennato in precedenza, ci spieghi come mai
i pezzi sono accreditati a Fabio (Baini, il bassista) ed Alessandro
Paolucci?
Il discorso è molto semplice. Noi eravamo legati ad una
società di tutela dei diritti inglese, la PRS MCPS, volevamo cambiare e
tornare con la SIAE per questioni legali ed economiche. Dato che
Alessandro è un caro amico ed ha lavorato per noi tante volte
gratuitamente abbiamo deciso di fargli firmare i pezzi così avrebbe avuto
un riscontro economico, e Fabio li ha firmati perché io sono iscritto,
come già detto, alla MCPS ed i soldi sarebbero andati la….. Dato che
siamo una grande famiglia che li firmi io o che li firmi un altro non
cambia assolutamente niente. Non m’interessa vantarmi o far sapere per
forza che li ho scritti io. Te lo dico perché me l’hai chiesto e perché è
la verità…
www.gf93.com
Intervista a cura di
Nicola Mura
|