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Gli Acid Brains badano molto
alla sostanza, poco alla forma. Ad un primo e superficiale ascolto il gruppo, che ha alle spalle una lunga gavetta nella quale ha imparato a distanziarsi dagli imitatissimi mostri sacri del rock alternativo italiano, ci propone innanzitutto un cd registrato discretamente. Scendendo nel profondo di “The end of the show”, i pregi e i difetti del gruppo emergono subito nelle prime tre tracce; potenza, poca tecnica, ripetitività. A riff piacevoli si inframezzano cantilene, non solo vocali, che rendono alcune tracce (vedi “That's my dirty way”) non ostiche, ma quasi inascoltabili. “Live to leave” è più immediata, tirata ed esaltante, arrugginita da un approccio “hardcore” dalle venature noise. Le strutture dei pezzi sono spesso davvero elementari, a volte efficaci, a volte davvero troppo scarne (vedi “Your dreams”). Molto bella la traccia dodici “Sheep”. Potremmo dilungarci in infinite discussioni riguardo pezzi come “It would be nice” o “In her eyes”, ma il problema appare di antica data, nel senso che come ci potremmo domandare “ha ancora senso suonare punk come negli anni 70', con le chitarre scordate e due accordi?”, lo stesso potremmo fare riguardo il grunge... Gli Acid Brains incarnano perfettamente quest'immaginario, nel bene e nel male, non aggiungono nulla e nulla tolgono. Una “volgarizzazione” del grunge che riporta il genere ad un certo gusto autodistruttivo e se vogliamo anche autoriflessivo. “The end of the show” è concreto, grintoso, scoordinato, sicuramente sudato, grezzo...e comunque una discreta base, che richiede però ancora molto lavoro... Stefano Bernardi info:
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