BAHNTIER
"Revulsive"
rustblade - 2004

  01 Cramp
02 Type-1
03 Fast corrosion
04 Immanent
05 Entrapvoices
06 State of gray
07 Bandage
08 Inauguration of doom
09 Pigleg
10 Scratched back
11 Inscrutable
 



 

Provate a smentirmi: :Bahntier//: si  stà sempre più attestando come realtà particolare in Italia, unico rappresentante credibile di quell’ harsh-rhythmic noise che ha come totem etichette quali Hands e Ant zen/Hymen. Per scaramanzia non lo dovremmo dire, ma :Bahntier//: potrebbe diventare ciò che formazioni come Punkow, Decoded feedback, L.i.n. e Templebeat hanno rappresentato nelle due decadi precedenti, cioè un progetto apprezzato e stimato anche all’estero perché autorevole e credibile. Abbiamo così avuto un motivo in più per brindare al nuovo anno, visto che proprio sul finire del 2004 :Bahntier//: ha fatto uscire un po’ all’improvviso questo secondo lavoro dopo l’impatto che due anni or sono aveva avuto il precedente “Randome”. E mentre lì vi era stato l’aiuto in studio di Simon Balestrazzi, questa volta Stefano Rossello se la suona, se la canta e… se la produce (anche graficamente), tutto in prima persona. Il risultato finale rafforza e sviluppa alcune idee di “Randome”, contrassegnando già alcuni elementi nel suono che potremmo definire peculiari. :Bahntier//: continua a stordirci con ritmiche pesantissime e mai troppo veloci, a perpetrare l’annichilimento tramite distorsioni e filtri, da un lato abbandona quasi del tutto sonorità e sinths retrò mentre dall’altro aumenta ancora la violenza sonora.

Ma veniamo ai brani. “Revulsive” parte spedito sin da subito con “Cramp”: beats in quarti belli pesanti, vocals che ti trascinano nel loro eco vorticoso (forse un po’ troppo “esuberante” e caotico) e quel tanto di sinths che ricordano il :Wumpscut: più drammatico. “Type I” è un viaggio onirico e sinistro che a momenti ricorda i Black House, sul finale rallenta e si raccorda a “Fast corrosion”, traccia veramente trascinante che ben remixata potrebbe diventare un dancefloor-killer, col suo battito pulsante ingabbiato tra cavi sotto tensione e scorie industriali. “Immanent” è una disgrazia che si abbatte su popolazioni inermi (e di questi tempi ne possiamo provare veramente l’effetto emotivo…) tra Feindflug e il primo PAL. “Entrapvoices” è invece il brano che meglio si lega al precedente lavoro: suoni d’antan, rimandi ai primi N.I.N. e ritmiche ebm di scuola Zoth Ommog. Dopo aver sostenuto tanta violenza sonora, :Banhntier//: decide, in “State of grey”, di lasciarci un attimo di tregua senza però rinunciare al mood drammatico di urla strazianti e keys atmosferiche. I ritmi quindi si fanno più lenti per “Bandage” e “Inauguration of doom” (con un “inusuale” ritmo spezzato). “Pigleg” ricomincia a percuoterci mentre l’anima old electro di “Scratched back” ci stordisce con le sue infinite reiterazioni ritmiche così da trovar riposo solo con l’ambient percussiva e l’inedita dimensione misticheggiante di “Inscrutable” (che vedrei benissimo come apertura del live set…).

 :Bahntier//: è riuscito a modellare una creatura con riferimenti stilistici ben precisi ma capace di voli pindarici assolutamente “free”; rifugge da un suono “quadrato” (e ciò può essere un bene o un male) così come possiede un certo gusto per l’imperfezione che sporca e rende vana la meccanicità ritmica. Certo, in futuro un po’ più di coraggio nell’evoluzione del suono sarebbe auspicabile ma se adorate il buon vecchio :Wumpscut: e stravedete per  le contemporanee derive di Winterkalte, Dulce Liquido e Proyecto Mirage, superate ogni ripulsione e fatevi travolgere da tanta e tale martellante violenza.

Matteo  Muggianu

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