|
|||
|
Voci. Voci che animano la mente di una fanciulla. Voci che chiamano, che chiedono…che accarezzano. Voci. O meglio la Voce. Una voce alla quale non si può fuggire, davanti alla quale non ci si può tirare indietro, davanti alla quale non si può far altro che armarsi di coraggio ed affrontare ogni prova che la Divina Maestà ha scelto per noi, lottando contro tutto e tutti, anche a costo del nostro sangue, anche a costo della nostra vita. Era il lontano 1425 quando una giovanissima fanciulla del piccolo villaggio di Domremy ricevette la prima chiamata verso il destino terribile e, allo stesso tempo, glorioso che l’avrebbe consacrata per sempre nelle cronache del regno di Francia costringendola però, parimenti, ad una prematura morte sul rogo ancora meno che ventenne, vittima di una tremenda accusa di stregoneria (morte tanto più terribile ed assurda considerando i successivi avvenimenti che la vollero prima scagionata dall’ Inquisizione nel 1456 e addirittura riconosciuta santa quasi 500 anni dopo). Il nuovo capolavoro dei siculi Thy Majestie prosegue la linea a contenuto storico intrapresa col precedente Hastings 1066, raccontandoci la parabola esistenziale di Giovanna d’Arco, l’ impavida pulzella d’Orleans capace di segnare col suo sacrificio la storia del sanguinoso conflitto che, agli inizi del 1400, vedeva contrapposte Francia ed Inghilterra. Dopo una cupa introduzione (Revelation), scandita dall’incedere dei tamburi da guerra e dal suono delle campane (quasi a voler sintetizzare da subito le tinte dalle quali è stata caratterizzata la vita di Giovanna, vale a dire la guerra e la fede), verrete travolti da una fulminante doppietta di brani che vi catapulterà alla presenza della vergine d’Orleans, non lasciandovi altro da fare che innalzare al cielo il vostro grido di battaglia assieme all’impavida Giovanna: Maiden Of Steel e The Chosen sono due songs di grande impatto, energiche e di altissimo valore, un tripudio di epicità attraverso il quale i Thy Majestie vi metteranno al cospetto della “vergine d’acciaio” la quale, incarcerata e sofferente, rivivrà insieme a voi la sua breve ma intensa esistenza al servizio di Dio e della Francia. Maiden Of Steel varrebbe da sola l’acquisto del disco: grandissima produzione, riff al fulmicotone ed un intreccio d’assoli nel quale tastiere e chitarre duellano dando vita ad una spettacolare tenzone. Potenza, epicità, classe e tecnica: tenere a bada il vostro palpitante cuore sarà davvero impossibile…e ancora più impervio sarà impedire alla vostra testa di muoversi freneticamente al ritmo di questa tiratissima canzone. Il suono dei corni c’introduce al terzo brano (The Chosen), un mid tempo di fulgida maestosità e maggiormente ricco di orchestrazioni rispetto alla song precedente, nel quale viene testimoniata la definitiva presa di coscienza da parte di Giovanna della sua missione a favore del vessato popolo di Francia: la frase “I heard the voice of my Lord” si stamperà nelle vostre menti come sigillo della fede, del coraggio e della determinazione della pulzella d’Orleans in un crescendo continuo di emozioni e di intensità. Inutile dirvi che i ritornelli confezionati dal combo palermitano sono una vera e propria “bomba” e vi si imprimeranno da subito nel cervello, facendovi venire un’ irrefrenabile voglia di cantare. Il discorso fatto per le precedenti due songs vale anche per il quarto brano, Ride to Chinon: melodie accattivanti, dominate da un efficace guitar work e coadiuvate da un coinvolgente uso delle tastiere, ci accompagneranno alla scoperta di una fase importantissima della vita di Giovanna, il suo viaggio verso Chinon e l’incontro col “gentile delfino” Carlo VII. Da questo colloquio ebbero inizio le vicende militari che videro come protagonista la giovane guerriera di Domremy. Con la traccia numero cinque (…For Orleans) le composizioni si fanno più articolate e fanno affiorare elementi propri di quell’ Hollywood style portato alla ribalta dai Rhapsody, pur essendo assai evidente un approccio sinfonico-orchestrale assai diverso nelle due band: siamo davanti ad un brano lungo e vario, una bellissima traccia che, assieme alle due canzoni seguenti, ci narrerà i cosiddetti “giorni della gloria” di Giovanna (vale a dire la trionfante presa di Orleans e le successive vittorie di Jargenau, Beaugency e Patay). Da questa composizione in poi emergerà in modo sempre più chiaro una delle caratteristiche fondamentali dello stile dei Thy Majestie: la capacità di riuscire ad infondere grande compattezza ed energia anche ai brani più articolati e complessi. A tal proposito va sottolineato un dato evidente: con Jeanne D’Arc siamo davanti ad un concept album decisamente “song oriented” e più immediato nella struttura rispetto al precedente Hastings 1066: ogni brano infatti, pur essendo inserito in una sovrastruttura narrativa, non è mai un mero strumento di collegamento della storia ma mantiene la sua dignità individuale senza acquisirla solo in funzione della trama. La mancanza quasi totale di interludi rende tutto il disco più diretto e relega i passaggi “narrativi” nelle songs stesse (a parte un paio di intermezzi), senza però toglier loro immediatezza ed efficacia. La volontà dei Thy Majestie di realizzare un disco più diretto rispetto al precedente, viene confermata nella traccia seguente, Up To The Battle, ennesima power song resa particolarmente efficace dal suggestivo ritornello nel quale Giovanna ruggisce tutto il suo odio nei confronti degli Inglesi invasori della sua Francia. La successiva March Of The Brave è uno dei due intermezzi strumentali dell’album, una marziale introduzione alla traccia seguente, TheRise Of A King: ancora una volta un brano di grande impatto, assestato su sonorità decisamente heavy, una lunga cavalcata nella quale la fanno da padrone la notevole performance del nuovo singer Giulio Di Gregorio, il consueto duello d’assoli al centro del brano e le tese atmosfere delineate dall’efficace lavoro del tastierista Giuseppe Bondì. Siamo davanti all’ultimo momento di gloria di Giovanna: l’incoronazione di Carlo VII segnò infatti una sorta di spartiacque nella vita della pulzella, facendo concludere il periodo più luminoso della sua vita e lasciando il posto ai giorni del tradimento e della sofferenza. Il brano nove, Siege Of Paris, è sicuramente la canzone più inquieta di tutto il lotto: un gioco continuo di chiaroscuri che tratteggia una track dalle ricercate atmosfere e nella quale si riaffacciano, in maniera consistente, i lussureggianti cori che avevano caratterizzato Hastings 1066. La voce del singer, decisamente più grattata e rabbiosa rispetto al solito, dà corpo allo stato di disperazione ed impotenza dominante l’esercito francese alle prese con l’assedio di Parigi che si rivelerà una cieca e terribile carneficina. Siamo davanti agli apici creativi di questo album: una canzone di altissimo livello, capace di emozionare e coinvolgere ogni angolo dell’anima grazie alla maestosità, ai preziosi arrangiamenti e alla ricercatezza delle soluzioni melodiche. Voci angelicate ma foriere di morte e disperazione aprono la successiva traccia, Time To Die trascinandoci verso le fasi finali della vita della pulzella: l’unico low tempo dell’album è una canzone straziante e ricca di pathos nella quale, mediante l’uso di ricercate orchestrazioni e la presenza di passaggi più grintosi, viene reso efficacemente lo stato di disperazione e allo stesso di sicurezza (derivante dalla certezza della rettitudine del proprio agire) di Giovanna, ormai prossima al compimento del suo destino. Nulla rimaneva più attorno alla giovane: il fallimento nell’assedio di Parigi e la conseguente cattura l’avevano fatta diventare un personaggio scomodo, tanto da trasformare in perniciose le “voci” che le erano valse la considerazione di “prescelta dal signore” e ridimensionare il suo ruolo nella guerra rendendola, addirittura, rea di stregoneria. Alla povera Giovanna non rimase altro che affidarsi completamente a Dio ed alla Sua misericordia, nella consapevolezza di aver compiuto il proprio dovere al di là delle strumentalizzazioni e delle meschinità degli uomini. Le note di un organo chiudono il successivo brano, Inquisition (il terzo strumentale del cd), introducendoci alla tragica conclusione della vicenda descritta nella traccia finale, The Trial: le suntuose strutture ritmiche e melodiche di questo pezzo, decisamente il più progressive dell’intero disco, fanno calare il sipario sulla triste vicenda della vergine guerriera di Francia. Potenza, epicità, classe e tecnica: davanti ad un tale splendore non si può far altro che chinare il capo e ringraziare i Thy Majestie. Un disco strepitoso che vi emozionerà fino alle ossa, coinvolgendovi in un turbinio di sensazioni che non lasceranno spazio ad alcun dubbio nei confronti degli alfieri italiani dell’ “epic-historical metal”. In alto le spade miei prodi!!! Giuseppe Siracusa
|