Pennelli di Vermeer
"La Primavera dei Sordi"


   

I napoletani pennelli di Vermeer ritornano, dopo l’esordio tremedannata (2007), con il loro rock grottesco e visionario, pittorico dice qualcuno, sicuramente fortemente espressivo e concettualmente calderone in continuo rimescolamento. Difficile incanalare i partenopei in un genere preciso. Inutile comunque. I riferimenti sono tanti ed evidenti . I cinque saltano a piè pari dalla canzonetta al progressive più sperimentatore e vintage, scivolando sull’elettronica e sconfinando più volte nel folklore regional-casereccio.
Si scomodano nomi importanti della tradizione cantautoriale penisolana. Riecheggiano tra gli androni Branduardi, De Andrè, Battiato. E’ proprio la rilettura del maestro siciliano, più che altro ripreso nel suo periodo più sperimentale , quello che ha partorito dischi come Fetus e Pollution per intenderci, che da i risultati migliori. In cinque minuti …una notte ad esempio o ancora incuboinuncubo.
I testi sono sempre sopra le righe, giocati sul confine dell’assurdo, sui suoni delle parole più che sul significato recondito. A volte semplici filastrocche altre nascondono abilmente permeazioni sociali.
Un prodotto impreziosito dalla presenza di Lino Vairetti degli storici Osanna (chi non sa chi sono si vergogni, cosparga il capo di cenere, e vada a leggere qui - www.osanna.20m.com) e Sergio Maglietta dei Bisca.
I pennelli di Vemeer contaminano, goliardici e barocchi, a volte davvero d’altri tempi, guazzabugliano guizzando audaci e con intelligenza fra mille prospettive.
L’unica parola che sembra descriverli è colorati, anche se con una strana oscurità di fondo, come i quadri del Vemeer da cui hanno rapito il nome.

Nicola –Jeriko.san-Mura


www.myspace.com/ipennellidivermeer