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Danza e
ridanza è l’esordio discografico dei
Bellitamburi, ensemble capeggiata da Antonio Bruno e nata nel 1997 a
seguito della lunga esperienza live a Potenza, a Firenze e nel napoletano
ed impreziosita dalla collaborazione con importanti musicisti della scena
italiana da cui è scaturito uno stile musicale fortemente personale ed
innovativo.
Il gruppo ha sicuramente tratto notevoli
benefici dall’incontro con musicisti appartenenti a culture e stili
musicali differenti tra loro, infatti i suoni che vengono proposti nelle
undici canzoni che compongono questo lavoro non sono facilmente
catalogabili come musica popolare propriamente “tradizionale”.
Certo, si parte da scansioni ritmiche
tradizionali (tarantelle, pizziche tarantate e ballate) ma l’elemento
caratteristico dei Bellitamburi sta nella capacità di sfruttare ed
accentuare queste basi rendendole ossessive ed ipnotiche, arricchendole
con sonorità varie e dalla timbrica particolare e lasciandole accompagnare
da testi istintivi dotati di una grande spontaneità.
Per una volta infatti sono i testi che
accompagnano la musica e si lasciano trascinare dalle note, anche se va
detto che le parole non rimangono in secondo piano: ogni canzone riesce
infatti a rievocare immagini che rimandano alla terra che brucia arsa dal
sole, agli usi e costumi del Sud Italia e si sentono forti anche gli odori
delle culture arabe e saracene, musicali e non solo.
Il carattere innovativo di questo
particolare modo di fare musica è accentuato dal fatto che i Bellitamburi
usano strumenti autocostruiti (soprattutto per la sezione ritmica) da cui
riescono a ricavare suoni particolari e caratteristici che ad un primo
ascolto possono anche spiazzare l’ascoltatore ma successivamente
coinvolgono e donano quel pizzico di originalità ad ogni singola canzone.
Veramente un esordio innovativo per un
gruppo che dimostra di saper maneggiare con maestria le basi della musica
popolare, modellando a proprio piacimento e con stile personale l’elemento
musicale ed arricchendo con originalità la matrice etnico-culturale, che
in fondo rappresenta la vera essenza della musica dei popoli.
Massimiliano Locandro
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