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Con il suo secondo disco il cantautore milanese Diego Mancino si pone un obiettivo non da poco: rivoluzionare la canzone italiana. La sua non è tanto una ricerca musicale quanto spirituale, volta alla costruzione di un linguaggio simbolico che possa ribaltare la visione del quotidiano, spogliandolo del materialismo e ponendo in primo piano la questione sentimentale. E’ proprio questo concetto, senza il quale non si riuscirà mai ad apprezzare fino in fondo “L’Evidenza”, a rendere affascinante ed unico questo suo secondo lavoro solista. Non a caso il cantautore milanese è stato definito da molti critici “la nuova via per il cantautorato moderno”, una sorta di ibrido ottenuto prendendo come punto di riferimento la canzone d’autore italiana degli anni’70 (Luigi Tenco su tutti) che viene qui rielaborata con gli arrangiamenti e l’aggressività tipici del rock e l’anima pulsante della “black music”. Il tutto è reso più interessante da testi poetici ed altamente simbolici che hanno come “concept” la ricerca di una rivoluzione spirituale che riesca a far percepire l’importanza dell’amore, dei sentimenti e della poesia nella vita dell’uomo, suggerendo così una visione diversa della quotidianità. Musicalmente va detto che tutte le dodici canzoni presentano arrangiamenti di grande valore, su cui sempre si eleva la particolare timbrica vocale di Diego Mancino, che da alcuni è stato definito una sorta di via di mezzo tra Manuel Agnelli e Fausto Leali. Tra le canzoni più belle spicca l’iniziale “Tutte le distanze”, primo singolo estratto dall’album, pianoforte e batteria, con la splendida voce a farla da padrone in un crescendo di grande intensità emotiva. La successiva “Le cose inutili” è una perla di rara bellezza, in cui si rievoca tutta la classe della canzone d’autore italiana anni’70: è forse ciò che sarebbe successo se Gino Paoli si fosse imbattuto nella “musica nera”. E mentre il ritornello di “L’evidenza sta crollando” si stampa fisso nella memoria, la componente nera, che evidentemente scorre a pieno ritmo nelle vene di Diego Mancino, si rivela nel suo intero fascino in “Satellite”. Menzione particolare anche per l’interpretazione vocale da brividi in “La prima volta”, per le atmosfere eteree e malinconiche di “Milano e l’impossibile” e per la splendente e sensuale “A parte te”, impreziosita da un arrangiamento musicale di grande classe. Se questa è la strada che dovrebbe prendere il cantautorato italiano, ben venga e senza troppa attesa! Massimiliano Locandro http://www.myspace.com/diegomancino
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