FOUR BY ART 
“The early years 82-86”
Area pirata, 2008

   

Gran bella uscita per la AreaPirata: la solerte etichetta pisana decide di regalarci/vi in un unico compendio la discografia di una delle bands italiane seminali nel c.d. garage revival degli anni ’80: i Four by art da Milano. Probabilmente chi è appassionato del suono sixties nelle sue sfaccettature (e ha l’età giusta) sa di chi stiamo parlando. Il quartetto/quintetto ha dato alle stampe tra il 1982 e il 1986 un Ep e due Lp, riassunti per l’appunto in quest’elegante confezione digipack.

Sfilano cosi le tre canzoni contenute nell’esordio “My mind in four sights” (l’opening omonimo sembra un’outtake da “A quick one…” degli Who, con tanto di a solo di corno sul finale), i brani del primo omonimo album, registrato nel 1985 e stampato allora dalla Electric eye di Claudio Sorge: gli elementi ci sono tutti, dal classico stomping garage con organo acido (I can’t stand your love, Torpedo woman, con coretti ye ye da paura), il beat quasi “chiesastico” (che caratterizzava il suono italiano del genere, Not teardrops on the floor), episodi freakbeat (Lost in a ghost town, Do the shimmy shimmy duck), wyld garage (Don’t call me on the phone) e rhythm’n’blues à la Small faces/Yardbirds (Sleep all day) fino al boogaloo strumentale à la Jimmy Smith (A little bit of ice, trainata dal potentissimo e super cool organo di Michele Pingitore – tra l’altro in pista anche col suo gruppo solista a nome Mike Painter and the Family shakers - ndr).

Il songwriting della coppia Pingitore/Boniello è citazionista ma personale, e in scaletta non ci sono cover, eccezion fatta per la conclusiva Mony Mony, dal coro “anthemico” e dalla sezione fiati spumeggiante.

Ma c’è di più: i brani del secondo album “Everybody’s an artist with Four by art” sono maggiormente garage, forse per il passaggio di Elvis Galimberti alla voce (con toni più rochi e sporchi rispetto a quella più soul di Geppo Punzi sui primi dischi).

Anche questo disco, registrato nel 1986 e stampato sempre da Electric eye, rispetta la ricetta musicale fatta di rhythm’n’blues, freakbeat e mod79 (i Merton Parkas su tutti, a parer mio), risultando gradevole e più consapevole dell’esordio sulla lunga distanza.

A chiudere la raccolta qualche brano live, registrato al “Mod Mayday” di Viareggio nel 1983: tre cover, con una scarsa qualità audio, ma che valgono come documento di un’epoca e manifesto d’intenti, sulle quali spicca una devastante rendition di “Psychotic reaction”.

In definitiva un ottimo Bignami del suono della band, adatto sia ai nostalgici che ai neofiti che li approcciano, per una band che ancora calca i palchi di mezza Italia, innamorata di un certo suono e dell’attitudine visceralmente Mod.

JD Tiki

www.areapirata.com

www.fourbyart.it