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Formati da membri di Colloquio e Canaan, due realtà ben conosciute all'interno della scena oscura italiana, i Neronoia arrivano alla seconda opera dopo due anni. “Il rumore delle cose” è stato pensato e registrato senza fretta nel corso del tempo ed è il naturale proseguimento del precedente “Un mondo in me”, come la numerazione dei brani da XI a XX porta a pensare. Durante l'ascolto si potrebbe inoltre ritenere che dall'introspezione perpetuata ossessivamente la band sia voluta andare all'esterno per confrontarsi con ciò che accade attorno, per toccarlo con mano (come la bella immagine di copertina suggerisce)e scoprire che fa male. La musica dei Neronoia sembra fuoriuscire con un urlo represso dalle profondità abissali delle nostre paure ed emozioni. Il loro è un suono senza compromessi: lugubre, opprimente, lento e dilatato sino al parossismo. Non c'è spazio per la speranza, per la luce. Tutto è nero e tetro: la voce cavernosa che declama testi intensi, il drumming riverberato e le chitarre lancinanti sono gli strumenti per sprofondare nell'abisso. Purtroppo, nonostante l'indubbio fascino delle atmosfere create, il cd nel suo complesso risente di una certa piattezza dovuta alla mancanza di momenti “alti e bassi”, di picchi e ricadute, e ciò è un peccato. Seppur con un po' di difficoltà, ci sono brani che riescono ad emergere un poco con il loro carattere o i loro rimandi. XIV e XV ricordano certa wave italiana, primi Diaframma e C.S.I. su tutti; XVI riecheggia la scena shoegazer mentre in XX le percussioni creano una ritmica di oscurissimo dub. Disco difficile, estremamente compatto e contrito, completamente introverso nel suo voler ricercare “le cose” anche al di fuori di sé. Matteo Muggianu http://www.myspace.com/neronoia
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