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Terzo album per Ruben
(al secolo Pierfrancesco Coppolella), cantautore/cantastorie rock “figlio”
di Leonard Cohen, Johnny Cash ed inevitabilmente della tradizione rock
italiana.
Quello che Ruben ci
fornisce è un punto di vista particolare sulla nostra società
raccontandola dall’oscurità attraverso luci puntate su singoli personaggi,
forse estensioni interne e parziali dell’autore stesso.
I testi, che rimangono
il vero epicentro di “Da qui non si vedono le stelle”, sono acuti, ironici
e cinici, con un gusto che potrei quasi definire
lucido-tardo-adolescenziale nell’atteggiamento e critico nei confronti
della società nella sostanza.
A livello musicale il
disco è ricco di suoni e di approcci differenti, anche se la linea comune
resta appunto l’impronta del rock cantautoriale tra mainstream e
alternative.
Il flusso ordinato è
interrotto dal pezzo che dà il titolo all’album: un rincorrersi
sperimentale di suoni che s’incrociano senza troppa efficacia stilistica.
Il brano migliore
rimane a mio avviso “In luce”, la ballata che chiude il disco e nelle
quale la voce di Ruben s’incrocia con quella bellissima di Veronica
Marchi.
In definitiva “Da qui
non si vedono le stelle” non stupisce né a livello musicale/compisitivo né
a livello “letterario”, rimane una produzione media senza infamia e con
elementi godibili ma che non è detto che possano lasciare il loro segno.
http://www.rubenrock.com/
Roberto Bernardi
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