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Se prima di recensire un disco siete soliti informarvi sulle note biografiche del gruppo in questione, allora quello che non dovete assolutamente fare è consultare il sito dei Sant’Antonio Stuntmen: qui tra funerali, trafugazioni di cadaveri, incidenti spaziali ed interviste a Mario Didone c’è il serio rischio di perdere il lume della ragione. La stessa confusione demenziale, per fortuna, non la si assapora ascoltando “Into The Aorta” eclettica opera prima di questo valido quartetto padovano. I Sant’Antonio Stuntmen sanno suonare e lo dimostrano con creatività, prendendo letteralmente a schiaffi l’ignaro ascoltatore con il loro noise’n’roll convulso e condito sapientemente con influenze eterogenee. Ascoltando le otto tracce più intro di “Into The Aorta” vengono in mente gruppi come Motorpsycho, Kyuss, Fantomas e Melvins, che magari non appartengono allo stesso calderone di stili musicali ma che sicuramente hanno influenzato i Sant’Antonio Stuntmen durante la gestazione del loro lavoro. Dopo l’iniziale intro, che farebbe presagire a ben altro sound, i quattro padovani si redimono, spingendo al massimo sull’acceleratore con la violenta “Ruzzane” e la diabolica “Elvis”. Non è un sound per orecchie da svezzare quello proposto dai Sant’Antonio Stuntmen, e lo dimostrano a pieno titolo l’impronunciabile “Superdeathbrutalgrindskifosilimbo” e la violenta “Sofà”, talmente efferata da suggerire la visione di uncini insanguinati che compaiono e svaniscono senza preavviso. L’ecletticità e la verve creativa dei Sant’Antonio Stuntmen vengono poi sprigionate nella loro interezza con l’inaspettata “Caene”, ballata finale in dissonanza non solo con le sonorità, ma anche con l’intero andamento del disco e proprio per questo ancora più bella e seducente. Ai Sant’Antonio Stuntmen piace assorbire, reinterpretare, stravolgere e vomitare il tutto senza inibizioni, spiazzando gli ascoltatori con il loro eclettico sound: che il Santo Patrono gliene renda merito. http://www.myspace.com/santantoniostuntmen Massimiliano Locandro
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