STORMLORD
"Mare Nostrum"
Locomotive

   

Quando una band decide di fare le cose in grande lo si capisce subito: Mare Nostrum rappresenta il tentativo, pienamente riuscito, da parte dei capitolini Stormlord di realizzare il loro capolavoro mettendo definitivamente a tacere tutti i loro detrattori e confermandosi una delle band di punta del metal italiano.
Lunga storia quella degli Stormlord iniziata nel 1992 con il seminale demo primo demo ed il successivo Black knight che pioneristicamente cercava di fondere black ed epic metal. Le tappe successive, due EP, portarono al vero e proprio debutto della band nel 1999 con Supreme art of war vero e proprio manifesto del primo Stormlord style.
La successiva fatica At the gates of Utopia, forse anche sulla scia dei trend del momento, introdusse elementi thrashettoidi al sound della band personalizzando ulteriormente lo stile del gruppo.
Il successivo The Gorgon cult ha segnato un ulteriore passo in avanti per la band a livello di maturità facendo spazio a degli spunti che in questo Mare Nostrum vengono ripresi ed arricchiti da ulteriori registri espressivi.
Tanti sono gli aggettivi, tutti positivi, che si possono attribuire a questo lavoro ricco di sfumature e curato in ogni particolare.
Il disco si apre con la title track, una song semplicemente perfetta: epica, oscura,drammatica, magniloquente e caratterizzata da un songwriting e degli arrangiamenti sontuosi e ricecati che rendono questa canzone una vera e propria perla attraverso la quale scoprire quanto di meglio offre il sound degli Stormlord.
Il viaggio prosegue con l'unica nota fuori chiave dell'album, "Neon Karma", che per le sonorità risulta eccessivamente fuori onda rispetto al testo del lavoro:buona l'idea delle vocals filtrate ma l'incedere del brano, il riffing work e le eccessive divagazioni alla Type O Negative (ricompaiono le clean vocals ad opera del chitarrista Gianpaolo Caprino che in questo disco trovano un impiego asai più diffuso che in passato) rendono il brano poco adatto al contesto di questo lavoro che, pur traendo la sua forza dalla molteplicità degli influssi e delle sonorità che lo compongono, si presenta, nel complesso, con un diverso mood.
La maestosa terza traccia "Legacy of the snake" dà pieno sfogo ad elementi orientaleggianti accostati a sfuriate tipicamente black: il sound è potente, ricco ed efficacissimo grazie alla cura degli arrangiamenti ed a una notevole ricerca a livello di soluzioni musicali, come, ad esempio, nel break centrale dominato dalle clean vocals femminili.
Con la successiva "Emet" si fanno massicci gli echi di The Gorgon cult con gli Stormlord che ci offrono una song orrorifica e, allo stesso tempo, drammaticamente epica.
La traccia cinque è la vera sorpresa dell'album: "The castaway" è infatti un brano essenzialmente acustico grazie al quale la band romana ci mostra una nuova sfacettatura del poliedrico stile che han maturato nei tanti anni di militanza nel metallo tricolore. Richiami viking e vocals a cavallo tra scream e clean per una canzone che sorprende senza alcuna incertezza.
Arriviamo così alla successiva "Scorn", altra piccola gemma in questo merviglioso forziere: Cristiano Borchi e soci spingono decismente sull'acceleratore con questa traccia offrendo una performance tirata e dalle tinte medio-orietali, perfetta colonna sonora per un battagliero ma allo steso tempo terrorizzante viaggio nelle terre dei faraoni.
La traccia seguente è probabilmente insieme alla title track l'episodio più bello di questo eccellente album. "And the wind shall scream my name" rappresenta l'esempio migliore di come gli Stormlord siano maturati in questi anni: l'apertura e l'incedere richiamano gli Amorphis "secondo corso" fondendo, però, la lezione di questa band con l'oscura epicità e le bestiali accelerazioni che da sempre sono marchio di fabbrica della band romana.
L'ascolto di questa canzone mi ha lasciato a bocca aperta: magistrali Stormlord, davvero magistraliì.
Con la traccia numero otto ci troviamo catapultati in orizzonti più marcatamente black che richiamano a Dimmu Borgir et similia: "Dimension: hate" è il brano più tirato e prepotentemente black dell'intero cd ma trae la sua forza non solo dalle ritmiche serrate ma anche dagli efficaci break, rallentamenti e preziosi accorgimenti e arrangiamenti.
La finale ed autocelebrativa "Stormlord" incede maestosa e potente spingendosi in lidi assolutamente coinvoglenti nei quali poliedrici influssi che vanno dai Novembre ai più battaglieri gruppi viking ed epic sanno stringersi in una compatta e meravigliosa falange di potenti guerrieri inneggianti ad una band, gli Stormlord, che con questo cd segna il definitivo salto di qualità sfoderando un album di assoluto valore e che non deve mancare in nessuna collezione di cd metal.
Ottima la performance di tutta la squadra, a partire dal singer Cristiano che sa ormai destreggiarsi alla grande tra scream e growl, sino alla sezione di asce composta da Gianpaolo Caprino (impegnato anche alle tastiere) e Pierangelo Giglioni sino alla tellurica sezione ritmica formata da Francesco Bucci al basso e David Folchitto alla batteria.
Epici, oscuri, magistralmente variegati ed allo stesso tempo compatti: gli Stormlord hanno definito in modo personalissimo il loro stile...a voi non resta solo che farvi avvolgere da questo incrredibile e meraviglioso turbine sonoro, giusto tributo ad una band che ha saputo maturare in modo unico nel corso della sua lunga carriera.

Giuseppe Siracusa