JD TIKI’S LOUNGE MUSIC CORNER
di Gianmarco Diana 

N u m e r o  s p e c i a l e

“Anni ’50…che ossessione!”

di Gianmarco Diana

In pieno nuovo millennio ci sono personaggi che hanno deciso di fermare il loro “orologio biologico” ad una decade ben precisa, importante e ricca di fascino, nell’arco della quale sono state poste le basi di tantissimi fenomeni che oggi ancora tengono banco. Questo periodo è riassunto nell’etichetta “anni ‘50”, individuando ormai ben più di un dato storico- cronologico, ma un vero e proprio “stile”.

In Italia come nel resto del mondo abbondano le bands e le gangs che suonano musica, vestono, parlano e adottano uno stile di vita anni ’50; andiamo dai veri e propri “puristi” (per i quali “solo” quella è la musica che va ascoltata) ai “revivalisti” meno incalliti (per i quali invece le intuizioni di quei tempi possono essere riviste ed “aggiornate” alla luce dei tempi che viviamo).

Qualunque sia la categoria alla quale vi sentite di appartenere, questo articolo vuole essere semplicemente uno sguardo su uno spaccato fondamentale della musica rock’n’roll, con un occhio gettato su “cosa è successo” ed un altro ben ancorato al presente. Ecco quattro dischi che dicono la loro sui favolosi anni ’50.

THE HORMONAUTS - “Hormone airlines” - (V2, 2004)

Il secondo album del trio italo-scozzese capitanato da Andy MacFarlane ha un tiro micidiale!

La passione per il rockabilly si fonde in questo caso ad una componente sixties, evidente in alcune armonie vocali, non tralasciando una maggiore “saturazione” del suono della chitarra ed accenti sull’enfasi ritmica dei brani (Matteo De Paola è –forse- al momento il batterista “rock” più potente e preciso in Italia….ndr).

Oltre la divertente grafica (con fotografie dei Nostri in tenuta da stewards su una scalcinata compagnia aerea e fumetti anni ’50 di Andreground) il disco “scoppia” di brani potenti e ballabili: cadenze in bilico tra psychobilly e Clash in Just why you’re blue, echi di Brian Setzer & Stray cats in Off my chest e This cat’s too fat, ballate elettriche con cori punk come Cassius, versioni ska-core di classici degli anni ‘80 come Overkill (vi ricordate i Men at work?) e ulteriori richiami a quella decade in Solid gone (sembrano gli Housemartins in preda alla sbornia!!).

Ancora: stomper-jive come Little red vanette, puro suono rockabilly in Kitchen, cover supersonica (canta Napoli!) di classici della canzone italiana come Malafemmena, blues da chiusura notturna dei locali in I wish you well, rock’n’roll senza fronzoli in A shot e Hormone airlines.

In chiusura la splendida cover di Staying alive: tra batteria rubata ad un organetto Bontempi, contrabbasso pulsante, chitarre twanging ed arie morriconiane, una riuscita e divertente versione.

Un album con il cuore negli anni ’50 ed il culo ben piantato qui…ed ora.

www.thehormonauts.com

 

LIQUID LAUGHTER LOUNGE QUARTET   “May you always live with laughter”  (Ritchie Records, 2004)

Direttamente dalla Germania arriva questo album intestato a Liquid Laughter Lounge Quartet.

Si tratta di un quartetto dedito ad una forma di canzone anni ’50, ma che rovescia la tradizionale solarità del songwriting a favore dei toni scuri. Molto scuri..

Per capirci: è come se Johnny Cash o Nick Cave prendessero a calci nel culo i Beach Boys!

Oppure, come se la malinconia del Chris Isaak di Wicked world fosse portata alle estreme conseguenze, diventando paranoia… delirio.

Trasuda un erotismo malato dal disco. Le go-go dancers del night club sono sequestrate e stuprate da esseri deformi sotto i fumi di una notte alcolica….

Gli episodi strumentali (Engelberg, Why not, Allnighter) rimandano ad uno strip-jazz da spettacolo burlesque, ma a spogliarsi sono donne-vampiro, malefiche e letali.

Chitarra twanging, contrabbasso elettrificato e metallico, batteria con le spazzole…sporadici interventi di sax o clarinetto, aumentano le analogie con le musiche composte da Angelo Badalamenti per il serial “Twin Peaks” o per la colonna sonora di Wild at heart.

Gli episodi cantati si reggono sulla voce baritonale e profonda di Jens Teichmann che racconta di meretrici diaboliche ed arrapanti (Bad way), di delirio e impazzimento (Black pool), di donne che non sono più tornate (James), ricorrendo anche all’idioma nazionale in alcuni casi (Ein wort, Gift).

La scrittura è cinematografica, allucinata, tagliente come un rasoio.

L’ideale compendio per un noir di fine millennio.

Un disco - si è capito - per giovani vampiri, poco adatto alle giornate di sole.

www.lllq.de
www.ritchierecords.de

 

CAPITAN JIVE -  “Non dormire…swinga!” - (Etnagigante, 2004)

Dalla Etnagigante arriva una proposta assolutamente spensierata per quelle serate in cui ti senti un po’ giù. Niente paura: basta inserire “Non dormire…swinga!” di Capitan Jive nel lettore cd e la serata prenderà una nuova piega!

La band di sette elementi, formatasi a Pordenone nell’estate del 2000 dall’unione di musicisti provenienti appunto da esperienze swing, jive e rockabilly, propone 12 brani scacciapensieri, leggeri-leggeri, eseguiti con gran foga e perizia tecnica.

Il riferimento più immediato è al boom che tale musica ebbe in Italia all’indomani della Guerra, quando giovani talenti italici scoprirono lo “swing” del  jazz, trasformandolo nella più sculettante musica da ballo che lo stivale avesse mai conosciuto fino a quel momento.

Personaggi come Buscaglione, Carosone, Gaber e Luttazzi (il grande Lelio, del quale i ragazzi propongono una versione di Canto anche se sono stonato) portarono il tutto a livello di show attraverso una vera e propria pantomima dello stile di vita americano, tra gangsters, pupe, whisky, soda e rock’n’roll.

Non c’è dubbio che lo stile in questione rivesta ancora un suo fascino (prova ne è la diffusione, anche in questi ultimi anni, del c.d. jive-revival ad opera di Big Bad Voodoo Daddy, Squirrel Nut Zippers, Bryan Setzer Orchestra, Ray Gelato’s Giants, ecc), ma il disco scivola via così, un po’ inconsistente…Non fraintendetemi: l’esecuzione e gli strumentisti sono ottimi (tutti i solisti della band oltre alla special guest di Roy Paci) e la verve non difetta, ma qualcosa frena l’opera, non facendola decollare completamente. Forse i testi, un po’ banalotti e ripetitivi? Non so, con esattezza….

Sono sicuro che dal vivo la band trova la maniera di coinvolgere completamente l’ascoltatore, anche grazie all’entertainment (componente fondamentale di questo tipo di operazioni) e che non si smette un attimo di muovere il culo, ballare e saltare!

E – probabilmente - questo è ciò che conta alla fine, anche per Capitan Jive.

www.capitanjive.it
www.etnagigante.com

 

AAVV    “The legendary story of Sun Records”  (Union Square Music, 2004)

Credo che chiunque si interessi di rock’n’roll conosca il nome della Sun Records, la casa discografica fondata da Sam Phillips nel 1950.

Si è proprio quella il cui logo (il gallo, lo spartito ed il sole) è diventato sinonimo di vero-fottuto-rockabilly, si proprio quella del primo disco inciso da un tale Elvis Presley, si proprio quella dei primi passi di Johnny Cash, delle “scarpe blu di vernice” di Carl Perkins e delle “grandi palle di fuoco” di Jerry Lee Lewis.

E’ evidente, dunque, che la Sun abbia legato il proprio nome alla diffusione massiccia di quello che sarebbe diventato il rock’n’roll e che -fino a quel momento- era già blues “elettrificato” (Mystery train di Little Junior’s Blue flames o Color and kind di Howlin’ wolf), bluegrass bifolco e red-neck (la Ten cats down delle Miller sisters), country sdolcinato (Yor cheating heart di Hank Williams nella versione di Cliff Gleaves) o “nerissimo” (I walk the line di Cash), o semplicemente il più selvaggio rockabilly creato nel profondo Sud degli Stati Uniti d’America.

Provare (per credere) a leggere la scaletta dei brani presenti in questo doppio cd antologico: Flying soucer rock’n’roll di Billy Riley, Go!Go!Go! di Roy Orbison, I forgot to remember to forget di Charlie Feathers, Red hot di Billy Emerson, Whole lotta shaking goin’on di The killer.

Non vi basta? C’è tutta un’altra lista di personaggi “minori” che hanno ingrassato il repertorio delle più oscure covers di bands seminali per il rockabilly-revival degli anni ’80, dai Cramps agli Stray Cats: da Uranioum rock di Warren Smith a Rockin’ daddy di Eddie Bond, da Raunchy di Bill Justis a Ubangi stomp di Carl Mann.

Un disco fondamentale, piacevolissimo e “didattico”, corredato da esaurienti liner-notes e ricco di aneddoti.

www.unionsquaremusic.co.uk

J.D. TIKI